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lunedì 12 dicembre 2011

HUMAN HUNTING: SEDICESIMA LEZIONE


E' importante elencare tutte le differenze che esistono tra gli assassini seriali dei due diversi sessi per capire quanto profondamente diversa sia la loro natura, ed il motivo stesso per cui la donna serial killer costituisce una categoria a sé stante. 

lunedì 5 dicembre 2011

Cella d'isolamento #3: Charles Manson & The Manson Family



Charles Manson nacque come Charles Milles Maddox il 12 novembre 1934 a Cincinnati, cittadina dell'Ohio, da Kathleen Maddox. E' oggi conosciuto anche con l'appellativo "Mr. Satana".
Kathleen, sua madre, era una sedicenne nubile, nata e cresciuta in una famiglia di fanatisti religiosi che le imposero una rigida educazione e restrinzioni ferree. A causa di questa condizione insostenibile, scappò di casa e, per mantenersi, si diede alla prostituzione.
E proprio da uno di questi incontri occasionali con i suoi clienti fu concepito Charles.


Nelle prime settimane di vita il nome del bambino fu "No Name Maddox", poiché Kathleen non sapeva che nome dare a suo figlio. Dopo due settimane decise di chiamarlo Charles Milles Maddox. Quando si sposò, negli anni successivi, Charles venne riconosciuto dal nuovo marito di sua madre, e cambiò il suo cognome in Manson, anche se una seconda teoria vuole che questo cognome fosse stato dato dalla stessa Kathleen a suo figlio, per via del gioco di parole "MAN+SON=FIGLIO DELL'UOMO", per sottolineare la genericità della paternità.
Nel 1939 Kathleen viene arrestata per rapina a mano armata. Charles ha 5 anni e viene dato in affidamento alla famiglia degli zii di sua madre, una famiglia residente in Virginia. La zia si rivela una donna perfida e fanaticamente religiosa, il marito è un crudele maschilista dalla mente instabile che chiama Charles con l'appellativo "femminuccia". Manson racconta che il primo giorno di scuola, un giorno molto importante nella vita di ogni individuo, suo zio lo ha obbligato a vestirsi da bambina, mettendolo in imbarazzo con i propri compagni per molti anni.
Uscita di prigione, Kathleen riprende suo figlio con sé, ma non è una felice convivenza: lo picchia a sangue, lo propone come merce di scambio per la birra, e finisce per affidarlo ad un centro per le adozioni. Charles ha 12 anni, e tutte le angherie subite plasmano il suo carattere. Scappa dal centro adozioni e da il via alla sua carriera criminale, per mantenersi.
Si macchia di piccoli crimini per furto e inizia il suo via vai dai riformatori.

Anche in prigione sperimenta la violenza, subita da parte degli altri detenuti più grandi e, in alcuni casi, anche dalle guardie, quando non si limitano a guardare.
Anche per questo tenta l'evasione molte volte. Ci riesce a 17 anni quando, insieme ad altri due detenuti, scappa dal carcere e commette il primo reato federale: i tre ragazzi rubano un'auto e si dirigono nello Utah. Lungo il tragitto svaligiano molte stazioni di servizio. Sono quindi fermati, arrestati e messi in una prigione federale. Qui Manson viene sottoposto ad indagine psichiatrica: risultato pericoloso, antisociale e instabile è trasferito in un carcere di massima sicurezza.
Durante questa nuova detenzione, forte anche della sua spiccata dote di grande affabulatore e del suo notevole carisma, impressiona positivamente i terapisti che lo sottopongono, tra l'altro, ad un test d'intelligenza da cui emerge un punteggio definito brillante: 121 su una media che va dagli 85 ai 105 punti.
Viene dunque dichiarato "riabilitato" e pronto per tornare in libertà. Un mese prima della data di udienza per la scarcerazione, però, si rimette nei guai: minaccia con un rasoio e sodomizza ripetutamente il suo compagno di cella. Viene dunque spedito in un riformatorio ancor più duro, dal quale esce a 19 anni. E' il 1954.
Di nuovo un furto d'auto e numerose rapine, e di nuovo in prigione. Riesce nuovamente ad ottenere la commutazione della pena per buona condotta, convincendo anche una cameriera incinta, conosciuta durante le sue scorribande dentro e fuori dal carcere, a firmare la richiesta di libertà vigilata, asserendo di essere la sua ragazza e di aspettare il suo bambino. Alla luce di ciò, Manson ottiene di scontare la pena presso l'abitazione della donna.
Ovviamente non rispetta la legge. Fa anche di peggio: nel giro di pochi giorni picchia e violenta due donne. Viene riconosciuto. Arrestato. E stavolta viene spedito per dieci anni nel penitenziario dell'Isola McNeil, nello Stato di Washington. Durante questi 10 anni nasce la sua ossessione per la musica, o meglio, la sua ossessione di diventare un musicista di successo.
Nel 1967, pagato ogni debito con la giustizia, esce su cauzione.
Sono gli anni degli Hippie, dell'amore libero, del Flower Power e della Summer of Love, e Manson si avventura per San Francisco con la sua chitarra e 35 dollari in tasca.
Conosce la bibliotecaria 23enne Mary Brunner, che si innamora perdutamente di lui, e si stabilisce nella casa della donna. Successivamente conosce Lynette Fromme, 19enne di famiglia agiata appartenente all'alta borghesia. Nonostante Mary sia predisposta più a un rapporto monogamo che non poligamo, sono gli anni dell'amore libero e deve acconsentire a lasciare che anche Lynette vada a vivere con loro. E di certo non è finita. Ben presto arrivano altre ragazze, e successivamente anche ragazzi. Tutti attratti dal carisma di Manson, dalle droghe, dalla possibilità di vivere l'amore senza le restrizioni morali e piccolo-borghesi volute dal sistema. Il gruppo prende il nome di "The Family", e diviene una vera e propria SETTA, anche conosciuta come "Manson Family", nonostante Manson abbia sempre negato di aver fondato egli stesso la Famiglia. Il gruppo conta dodici membri, ma Manson raccoglie intorno a sé almeno 50 "adepti" che lo venerano e gli obbediscono ciecamente. Il gruppo si trasferisce, a questo punto, in un ranch nella Simi Valley, dove si mescolano bizzarri rituali, progetti omicidi, rapporti sessuali promiscui, e si assumono droghe, soprattutto allucinogeni, tra cui massicce dosi di LSD.
Manson, leader indiscusso del gruppo, presiede ad ogni attività della casa e da' inizio ai suoi vaneggiamenti a sfondo razzista. Quello che differenzia la Manson Family dalle altre comuni hippie sono, infatti, il fanatismo religioso-esoterico e la xenofobia nei confronti della gente di colore.
Pur essendo poco più che analfabeta, in carcere Charles ha cominciato a leggere l'Apocalisse e a maturare bizzarre filosofie relative a molte cose. Si lascia crescere barba e capelli asserendo di essere il nuovo Messia, incarnazione di Dio e Satana, e di essere la chiave di volta per il Giorno del Giudizio. Ha, inoltre, elaborato una sua teoria su una canzone di successo dei Beatles, "Helter Skelter", che letteralmente significa "caos dovuto allo scivolare", e che i Beatles hanno scritto descrivendo quel che avviene quando si sale su alcune attrazioni dei luna park. Manson interpreta questo "caos" come quello relativo al Giudizio Universale, e interprata lo "scivolamento" di cui si parla come la collisione dei pianeti. Incapace però di elaborare soltanto una propria teoria, si unì prima al movimento di Scientology e subito dopo a quello del "Processo". Questo movimento era nato in Inghilterra per mano di un dissidente di Scientology, ed i suoi seguaci erano noti per indossare una cappa nera e predicare uno stile di vita fatto di rituali satanici, mescolati ad uso di droghe ed inni alla violenza. Inoltre riconoscevano nel loro capo Gesù Cristo, ed a lui davano totale obbedienza. Ma per Charles Manson, questo era troppo. Lui non poteva obbedire ad altre persone, di chiunque si trattasse, così si allontanò anche da questa setta e decise di crearne una propria, prendendo spunto da tutte quelle in cui aveva militato.
Ne nacque così una teoria strampalata la quale prevedeva che, all'approssimarsi della fine del mondo, Cristo e Satana avrebbero stretto un'alleanza. La fine del mondo sarebbe arrivata dal contrasto razziale, da cui sarebbe scaturita una guerra nucleare. In particolare per Charles, da sempre razzista convinto, la colpa dei crimini era esclusivamente dei "negri" e la popolazione bianca si sarebbe ben presto ribellata fino, appunto a scatenare una guerra. Alla fine della guerra, la Famiglia Manson sarebbe uscita dal nascondiglio nel deserto e avrebbe preso il controllo del nuovo ordine.
        
Per far si che questa guerra scoppiasse però era indispensabile accelerarne i meccanismi, accusando la popolazione nera di ogni indicibile violenza. Ma per questo progetto San Francisco non era il posto adatto, per via della troppa droga che già girava. Era difficile in quel marasma fare emergere qualcosa che potesse far notizia. Allora la Famiglia Manson decise di spostarsi (imitando anche in questo la setta del Processo) nella più tranquilla Los Angeles. La nuova comunità appena insediatasi viveva di spaccio di stupefacenti e furti di carte di credito, ed intanto cresceva anche grazie alle giovani ragazze che si univano al gruppo attirando anche altri ragazzi dietro la concessione di favori sessuali. Di giorno in giorno, Charles seppe sfruttare la sua prima regola filosofica, quella del "fare sempre paura". E fu proprio quello che fece, con il risultato che con il passare del tempo ogni membro della Famiglia era intimidito dalla sua personalità e lo vedeva realmente con una sorta di nuovo Gesù in terra. A questo, Charles aggiungeva anche riti di dubbio gusto, ma che avevano un forte effetto sulle menti offuscate dalle droghe degli stessi membri. Ad esempio era solito farsi legare su una croce e pretendere che gli altri membri si denudassero sotto di lui e facessero sesso tra di loro. Intanto la sua filosofia razzista diventava sempre più radicale e i principi su cui si basava vennero ridotti a tre: i "negri" esistevano sulla terra solo e soltanto per servire come schiavi la razza bianca, le donne esistevano soltanto per gratificare sessualmente gli uomini e nessun azione umana era malvagia, neanche l'omicidio. 

Intanto i preparativi per spostarsi nel deserto ad attendere la fine della guerra razziale andavano avanti, ed una grossa quantità di armi veniva raccolta dalla famiglia. Tutto questo avveniva senza che Charles abbandonasse la sua passione per la musica e la sua convinzione che in questo campo avrebbe fatto successo. In effetti casualmente riuscì ad avvicinare qualche personaggio del mondo della musica. Questo avvenne quando due ragazze della Famiglia ricevettero un passaggio da Dennis Wilson, il batterista dei Beach Boys. Le ragazze gli dissero di essere appartenenti del clan Manson, e gli presentarono lo stesso Charles. Prima ancora che Wilson potesse rendersene conto, tutta la famiglia prese a frequentare stabilmente ed in massa la sua sontuosa residenza. Fu in questo periodo che Manson conobbe il produttore musicale e televisivo Melcher, che abitava a Bel Air, quartiere lussuoso alla periferia di Los Angeles, e più precisamente al 10050 di cielo Drive
Quando il momento dovette sembrargli maturo per spostarsi fuori dalla città, in attesa del conflitto razziale, Manson e la Famiglia si stabilirono nella San Fernando Valley, ad una cinquantina di chilometri da Los Angeles, in un ranch di proprietà del padre di una delle ragazze del clan, Sandra Goode. La posizione era strategica, abbastanza isolata ma non troppo lontana dalla città. Inoltre era situata non distante dai nascondigli della droga, che continuava a circolare in quantità sempre maggiori nel ranch, tanto che spesso arrivavano dalla città bande di motociclisti a rifornirsene. Questo isolamento rafforzò ulteriormente il controllo di Charles su ognuno dei membri del gruppo. I suoi insegnamenti circa gli omicidi divennero sempre più frequenti, e la regola che si definì era quella che, siccome la morte non esisteva realmente, non era reato uccidere un'altra persona. La vita al ranch veniva finanziata dallo spaccio di droga e dalle rapine notturne in città, che Charles stesso organizzava in quelle che chiamava le "spedizioni del brivido". Reclutando persone tramite la droga e le ragazze, il numero dei membri del clan crebbe ulteriormente, e Charles sperava che crescesse ancora di più, cosa che riteneva fondamentale per quella che ormai aveva preso a chiamare "la guerra ai porci".
Il piano per scatenare la guerra era semplice. Charles aveva stilato una lista di "porci" da eliminare, facendo in modo che gli indizi portassero ad una banda di "negri" e la colpa ricadesse su questi. Nella lista nera c'erano personaggi del calibro di Warren Beatty e lo stesso produttore musicale Melcher, colpevole di non aver prodotto un suo disco e di non averlo ricevuto a casa sua quando una volta Charles vi si era presentato, senza appuntamento.
La famiglia Manson ormai era una macchina perfettamente programmata per uccidere. E ben presto fu quello che successe. Il primo a morire fu Gary Hinman, un 32enne seguace di un culto buddhista, che aveva commesso l'errore di mandare al diavolo charles Manson tempo prima. La notte del 25 luglio 1969, lo stesso Manson, seguito da altri membri della famiglia, si recò a casa di Hinman e lo terrorizzò per tutta la notte, tagliandogli anche un orecchio. Prima di andarsene si fecero intestare 3 autovetture ed un minibus. Ma non finì qui. Manson gli mandò la notte successiva tre dei suoi: Susan Atkins, Mary Brunner e Bobby Beausoleil. Gary Hinman fu pugnalato a morte e prima di lasciare la casa, i tre assassini scrissero con il sangue della vittima "porco politico" sul muro, poi disegnarono un'impronta di pantera per far ricadere i sospetti e la colpa sulle pantere nere, un noto gruppo criminale di gente di colore.

IL MASSACRO DI CIELO DRIVE:

Pochi giorni dopo, la sera del 9 agosto, dopo un'orgia Manson chiamò a rapporto Tex Watson e gli ordinò di recarsi a Cielo Drive, nella casa di Melcher. Lo stesso Manson non aveva ben presente a chi era stata affittata la casa, disse soltanto che era qualche star del cinema. Di questo era a conoscenza perché, la volta che si era presentato senza invito nella vecchia residenza di Melcher, un fotografo l'aveva allontanato dicendo che ora in quella casa viveva "quel" famoso regista con "quella" famosa attrice, sua moglie. L'ordine era di andare lì e di commettere il crimine più orrendo di cui fossero capaci: voleva che fossero uccisi, squartati e appesi agli specchi. A Watson furono assegnate come complici anche Susan Atkins, Patrica Krenwinkel e Linda Kasabian, la quale avrebbe dovuto star fuori a fare da palo. I quattro partirono armati di lunghi coltelli, un fucile calibro 22 e 13 metri di filo di nylon. Appena arrivati sul posto, prima ancora di entrare si assicurarono di isolare la residenza, tagliando i fili del telefono sul muro di cinta della villa. In quella casa vivevano i coniugi Roman Polansky e Sharon Tate, in quel periodo incinta di otto mesi, a due sole settimane dal parto. Così, ad esclusione di Linda Kasabian, gli altri tre scavalcarono la recinzione per introdursi nella villa ma, in quel momento, sopraggiunse Stephen Earl Parent, amico del custode della villa. Il giovane notò i movimenti furtivi e bloccò la macchina, ma si trovò presto accerchiato dai quattro ed ebbe solo il tempo di chiedere che non gli si facesse del male, che Watson gli sparò quattro colpi alla testa. Il massacro, ora, poteva avere inizio. Sharon Tate quella sera aveva ospiti: Jay Sebring, il famoso parrucchiere delle star del cinema, Abigail Folger, la venticinquenne figlia del magnate del caffè omonimo ed il suo fidanzato polacco Wojiciech Frykowski. I tre furono presto radunati al piano terra della villa e fatti stendere a terra. Il primo ad essere colpito fu Sebring che protestò affinché la Tate, in quanto incinta, fosse lasciata stare. Per tutta risposta si ritrovò una pallottola conficcata nell'ascella prima, e finito con una serie di pugnalate dopo.
 
Watson poi, legò la corda che aveva con sè al corpo di Sebring e, facendola passare al di sopra della trave al soffitto, dall'altro capo al collo delle due donne, che erano costrette a stare in punta di piedi per non soffocare. Poi ordinò a Susan Atkins di eliminare Frykowski, che però riuscì a scappare dalla porta che dava sul giardino, ma inciampò: fu raggiunto ed ucciso con una serie di coltellate. Stessa sorte poi toccò alla Folger. anche lei riuscì a liberarsi e scappare ma fu inseguita e pugnalata alle spalle. Quando poi cadde venne ripetutamente accoltellata fino alla morte e anche oltre. Rimaneva solo Sharon Tate, implorante di essere lasciata viva solo per via del figlio che aveva in grembo ma la Atkins, ancora su ordine di Watson la uccise con sedici coltellate per poi leccarsi il sangue dalle dita. L'ultimo atto prevedeva di scrivere con il sangue su una finestra, la parola "PIG", cosa che venne puntalmente fatta con un asciugamano imbevuto con il sangue della Tate. Tornati al ranch, fecero un dettagliato resoconto della serata e l'euforia fu tale che Manson ordinò per la sera successiva una nuova spedizione, e questa volta sarebbe stato lui stesso a capeggiarla.
 
La sera del 10 agosto, i quattro del massacro di Cielo Drive ripartirono insieme a Manson ed altri due membri del gruppo, Steve Grougan e Leslie Van Hougen. A cadere vittime della loro follia stavolta furono due coniugi, Leno e Rosemary LaBianca. Fu lo stesso Manson ad introdursi in casa loro, evitando i cani da guardia e dopo aver legato le due vittime, tornò in macchina e diede ordine di entrare e finire il lavoro. Leno fu ucciso con 12 coltellate e colpito ancora per 14 volte con un forchettone da cucina. Rosemary invece morì a causa di ben 41 coltellate. La scritta che comparve sui muri della casa stavolta diceva "Morte ai porci".
 
L'ultima vittima della famiglia Manson fu Donald Shea, detto Shorty, un membro della famiglia stessa, colpevole di aver sposato una donna di colore. La sentenza di morte fu pronunciata il 26 agosto 1969. Shea fu immediatamente catturato dal gruppo, ucciso ed il corpo tagliato in nove pezzi.
 
Fu a questo punto che la fortuna iniziò ad andare contro Manson, perché una settimana dopo fu arrestato insieme ad altri venti membri del gruppo con l'accusa di furto di auto. La polizia non sospettava ancora di aver arrestato gli artefici dei delitti che da quasi un mese erano costantemente sulle prime pagine dei giornali. Fu a causa di Susan Atkins che gli omicidi vennero scoperti. La Atkins, infatti, prese a vantarsi con una compagna di cella, di essere tra le artefici dell'omicidio Tate. La compagna informò di questo una guardia. Entro la fine dell'anno Manson e gli altri partecipanti dei massacri furono condannati all'ergastolo, ad eccezione di Mary Brunner e Linda Kasabian, che testimoniarono per l'accusa.
 
Nel 1970 iniziò il processo contro Charles Manson.
Manson si presentò alla corte come "Charles Manson, altresì noto come Gesù Cristo, prigioniero" e disse alla corte: "Non sono mai andato a scuola, quindi non ho mai imparato bene a leggere e scrivere, ho sempre vissuto in prigione e sono sempre stato un po' stupido e bambino, mentre vedevo il mondo davanti a me diventare grande. Adesso guardo le cose che voi fate e non le capisco. Mangiate carne e uccidete esseri che sono migliori di voi, poi dite che i vostri figli sono degli assassini. Siete voi a fare dei vostri figli quello che sono... Questi figli che vengono da voi con i coltelli in mano, sono i vostri figli".

Egli si presentò con una X incisa sulla fronte: in seguito, dopo diversi anni di prigione, Manson stesso modificò l'incisione sulla fronte facendola diventare una svastica. Il processo è entrato nella storia degli U.S.A. per la sua incredibile lunghezza: il solo dibattimento preliminare durò quasi un anno. Charles non confessò gli omicidi della sua banda, né di altre azioni criminali; Susan Atkins invece, rivelò che Manson aveva programmato di uccidere in seguito nomi noti nello show business come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra, pur non avendo prove materiali a sostegno. Il 29 marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della "Famiglia", ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte, e Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo. Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l'undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta. L'uomo, 74 anni al tempo del processo (di cui 42 trascorsi in carcere), non era presente all'udienza, ma dichiarò alla stampa tramite il proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio.
Charles Manson è tuttora in carcere.

* Il numero delle vittime viene attribuito a lui in quanto colpevole di essere il vero mandante dopo un'abile abuso di credulità dei suoi "discepoli". In realtà, la maggior parte dei delitti non è stata commessa da Charles Manson, pertanto, tecnicamente, non può essere considerato un vero serial killer. 








HUMAN HUNTING: QUINDICESIMA LEZIONE


La donna serial killer merita una sezione tutta a sè, in quanto le differenze dal "collega" maschile sono talmente  tante e profonde da non poterla etichettare velocemente come "atipica". Merita, dunque, una trattazione specifica. 

martedì 15 novembre 2011

Cella d'isolamento #2: Belle Gunness


Belle Sorenson Gunness nasce come Brynhild Paulsdatter Størset l'11 novembre 1859 in Norvegia, in una famiglia povera. Il padre, Paul Pedersen Størset, lavorava come tagliapietre e possedeva una piccola fattoria che bastava a malapena a sfamare la famiglia; la madre, Berit Olsdatter, era una casalinga. La giovane Brynhild, la più piccola dei suoi otto fratelli, si manteneva come tante altre ragazze della sua età e della sua condizione sociale portando le pecore al pascolo. I fattori presso i quali lavorava erano soddisfatti del suo operato: sapeva svolgere svariate mansioni come ad esempio fare il formaggio e non aveva paura di passare la notte nelle baite di montagna; inoltre fisicamente era molto forte, era alta 1,73 per 91 kg di peso.
Il successo che riscuoteva tra i suoi datori di lavoro non era lo stesso che riscuoteva tra i suoi coetanei dai quali non era ben voluta e veniva descritta come una ragazza maliziosa e bugiarda.

In Norvegia circola una storia non verificata, sugli anni della giovinezza di Belle. Questa leggenda narra che Brynhild partecipò ad una festa danzante in stile country mentre era incinta. Lì venne aggredita da un uomo che le sferrò un calcio all'addome, facendole perdere il bambino. L'uomo, il quale proveniva da un ricca famiglia norvegese, non venne mai perseguito dalla legge.
Secondo le persone che la conoscevano bene, in seguito a quest'episodio, la sua personalità cambiò drasticamente. A ventitré anni, grazie all'aiuto della sorella, Nellie Larson, e di suo marito, emigrò negli Stati Uniti d'America dove la sorella si era stabilita precedentemente. Appena arrivata Brynhild cambiò il suo nome in Belle e iniziò a lavorare come cameriera. La sorella dichiarò: «Belle impazziva per i soldi. Erano il suo punto debole».


Circa due anni dopo essersi stabilita in America, Belle conobbe Mads Sorensen, un sorvegliante notturno, con il quale ben presto si sposò. Nel 1890 si trasferirono in un sobborgo di Chicago, ad Austin. Belle adottò in quel periodo una bambina di otto mesi, Jenny Olsen, il cui padre alla morte della moglie non si era sentito di crescere da solo. Quando però questi si risposò e volle riprendersi la figlia con sé, nacque una battaglia legale per la custodia di Jenny, dalla quale uscì vincitrice la Gunness.
Circa sei anni dopo iniziò ad avere figli suoi; i primi due, Caroline ed Axel, morirono rispettivamente nel 1896 e nel 1898 di colite acuta. Dopo sedici anni di matrimonio, nel 1900, trascorsi nella povertà, morì anche Mads Sorensen, lo stesso ed unico giorno in cui le due assicurazioni sulla vita che l'uomo aveva stipulato con due compagnie diverse erano entrambe valide. Il dottore che visitò Mads pensò subito ad un avvelenamento da stricnina.
Interrogata dal medico sull'avvenuto, Belle dichiarò di aver dato al marito una polvere per curare il suo raffreddore e il medico di famiglia assicurò al collega di aver prescritto lui stesso la medicina. Il medico si convinse a firmare il certificato di morte e le due assicurazioni pagarono la vedova. Belle con la somma acquistò un negozio di abbigliamento che pochi mesi dopo venne distrutto da un incendio la cui causa, secondo Belle, era da attribuire all'esplosione di una lampada a kerosene che però non venne mai rinvenuta.
Con i soldi dell'assicurazione comprò una fattoria nei dintorni di La Porte, nell'Indiana. Belle si stabilì nella nuova proprietà con la figlia adottiva Jenny e con le figlie naturali che le erano rimaste, Myrtle e Lucy. Nel 1902 sposò un macellaio norvegese, Peter Gunnes, che aveva conosciuto tramite dei suoi cugini. L'uomo rimasto da poco vedovo si trasferì nella fattoria di Belle con la figlia, Swanhilde. Nove mesi più tardi l'uomo morì in uno strano incidente domestico.
Peter era macellaio, e insieme alla moglie stavano preparando delle salsicce. Una volta finito il lavoro Belle lavò il tritacarne e lo mise ad asciugare su una mensola sopra il camino, dopo di che accompagnò le figlie a letto. Quando tornò trovò il marito steso per terra a faccia in giù. Il tritacarne gli era piombato in testa uccidendolo. Belle chiamò un medico che a sua volta avvertì la polizia; il coroner sospettò che si trattasse di un omicidio ma, grazie alla testimonianza della figlia adottiva Jenny Olsen (che affermò di aver assistito alla scena) il caso venne archiviato come incidente.
Il fratello di Peter non credette mai nell'innocenza della cognata e per sicurezza fece rapire la piccola Swanhilde Gunness per tenerla con sé. Ancora una volta la Gunness ottenne una discreta somma dall'assicurazione sulla vita del marito e due mesi più tardi diede alla luce un maschietto al quale diede il nome di Philip. Nel 1906, qualche anno dopo la morte di Peter Gunness, Jenny raccontò ad alcuni suoi compagni di scuola che era stata effettivamente sua madre ad assassinare il genitore, colpendolo violentemente col tritacarne.
La notizia circolò e Jenny venne quindi di nuovo interrogata dalla polizia, ma di fronte agli inquirenti negò tutto. Belle dopo quell'episodio raccontò ai vicini che avrebbe mandato la figlia adottiva in un collegio nel Wisconsin. La ragazza raccontò ad un suo compagno di scuola della sua partenza, promettendogli che prima di lasciare la città sarebbe passata a salutarlo e gli avrebbe dato il suo indirizzo. Invece partì improvvisamente senza salutare nessuno.
Nonostante il suo fisico robusto e mascolino, Belle era una donna molto sensuale che detestava la solitudine; ebbe così diversi amanti scelti tra gli uomini che lavoravano per lei, tra cui Ray Lamphere, l'ultimo. Altri pretendenti bussarono alla porta di Belle suscitando la gelosia dell'amante. Belle infatti aveva messo un annuncio su un giornale per emigranti norvegesi: "Donna attraente proprietaria di bella fattoria in ottime condizioni cerca uomo affidabile benestante scopo matrimonio".
In molti risposero all'annuncio di Belle e ricevettero una lettera di risposta nella quale Belle chiedeva di depositare una somma di denaro a proprio nome per conquistare così la sua fiducia. Gli uomini venivano convinti proprio dalla sua richiesta stravagante in quanto veniva letto come sintomo di grande senso pratico ed onestà. A La Porte iniziarono così a susseguirsi gli spasimanti norvegesi.
John Moo giunse da Elbow Lake, portando con sé mille dollari da offrire a Belle in cambio del contratto di matrimonio. Egli scomparve dalla fattoria una settimana dopo l'arrivo. In seguito si recò nella tenuta di Belle George Anderson, il quale però non aveva portato con sé il denaro richiesto; voleva infatti prima assicurarsi che la futura moglie gli piacesse. Si trovò davanti una donna di quarantotto anni vestita come un uomo e che si esprimeva in un linguaggio rude e volgare. Sarebbe ripartito subito ma Belle dispiegò tutte le armi di seduzione in suo possesso e trascorsero la notte insieme.
Durante la notte si svegliò di soprassalto e vide Belle accanto a lui che lo fissava con un'espressione sinistra: fuggì via ed ebbe così salva la vita. Ray Lamphere mal sopportava il susseguirsi di amanti e le faceva terribili scenate finché Belle lo licenziò; ma l'uomo rimase sempre nei dintorni a spiarla: Belle lo denunciò. Infine, all'annuncio rispose Andrew Helgelien, proprietario di una fattoria ad Aberdeen, nel South Dakota; la coppia si scambiò numerose lettere prima di incontrarsi e l'uomo arrivò a La Porte nel gennaio del 1908 con tutti i suoi risparmi.
Qualche giorno dopo si recò presso la banca di La Porte con Belle a versare un assegno e subito dopo scomparve. Intanto il fratello di Helgelien, Asle, cominciò a preoccuparsi per l'assenza di Andrew. Belle di solito sceglieva tra i suoi uomini quelli che non avevano famiglia al fine di evitare ricerche, ma quella volta commise un errore. Asle le scrisse chiedendo notizie del fratello e Belle rispose che era stato da lei qualche tempo prima ma lei stessa aveva perso le sue tracce.
Asle, non convinto da questa risposta, andò a La Porte e si recò dallo sceriffo denunciando la scomparsa del fratello ed esponendo i propri sospetti su Belle Gunness, ma proprio quella notte la fattoria di Belle venne distrutta da un incendio. La polizia pensò che i cadaveri che vennero rinvenuti fossero di Belle e dei suoi figli, ed arrestò Ray Lamphere, denunciato tempo prima dalla Gunness. Tutti quelli che conoscevano Belle ne piansero la morte, non sospettando che di lì a poco il loro dolore si sarebbe tramutato in orrore.
Infatti Asle Helgelien aveva continuato le sue indagini alla ricerca del fratello ed aveva interrogato un ex dipendente della donna, Joe Maxson. Emerse che Maxson, sotto l'ordine di Belle, avesse livellato il terreno all'interno del porcile con grosse quantità di immondizia. Asle convinse lo sceriffo a controllare e dal primo scavo emerse il corpo mutilato di Andrew Helgelien; successivamente vennero dissotterrati i cadaveri di vari pretendenti di Belle, alcuni lavoratori di cui era stata amante nonché la figlia adottiva Jenny partita nel 1906 per un fantomatico collegio. Altri corpi tra cui quelli di una donna e di due bambini non furono mai identificati. Il numero delle vittime di Belle non fui mai accertato con precisione ma è stimato intorno a quaranta persone, se non più, probabilmente fino a oltre 60.


Ray Lamphere venne riconosciuto colpevole per l'incendio doloso della fattoria, ma scagionato dall'accusa di omicidio venne condannato a vent'anni di carcere. Morì però l'anno successivo di tubercolosi: prima di esalare l'ultimo respiro fece una confessione completa al reverendo Schell, raccontando di non aver mai partecipato attivamente agli omicidi ma di aver aiutato Belle Gunnes a seppellire i cadaveri già smembrati. Raccontò inoltre la procedura degli omicidi.
Belle attirava le sue vittime nella sua fattoria, serviva loro regali pasti, li deliziava a letto e in seguito li avvelenava con la stricnina o li uccideva durante il sonno con un'ascia; portava il corpo dello sventurato amante di turno nella cucina, dove sezionava il corpo, distribuendo poi i pezzi in vari sacchi di tela i quali venivano seppelliti nel porcile.
Inoltre fornì la spiegazione dell'incendio. Disse che anche quello faceva parte del piano della donna: aveva ucciso con la stricnina una donna che si era recata presso la fattoria in cerca di lavoro, le aveva messo indosso i suoi abiti, le aveva tagliato la testa e lasciato vicino i suoi denti finti. Aveva ucciso i figli con la stricnina e messi a letto, dopodiché con Lamphere aveva dato fuoco alla casa. Successivamente Lamphere l'aveva accompagnata alla stazione ferroviaria, dalla quale Belle partì promettendo all'amante di dargli sue notizie, ma da allora non l'aveva più vista né sentita. Lo sceriffo non credette mai alle parole di Ray.


I misteri che circondano quest'enigmatica serial killer sono parecchi; al momento del ritrovamento del cadavere di Belle molti dubitarono che il cadavere decapitato fosse della donna; le misure non corrispondevano: la donna morta era molto più piccola della signora Gunness e anche ammesso che la carne bruciata si restringa, la differenza era considerevole. Inoltre il medico incaricato di analizzare gli organi interni rivelò la presenza di tracce di stricnina. Venne inoltre interpellato un dentista il quale identificò i denti finti come appartenenti a Belle, ma poteva comunque averli messi lì apposta.
Si sospettò che Belle Gunness non fosse una donna bensì un uomo, sospetto che risaliva dalla nascita del figlio Philip. Le vicine raccontarono che Belle aveva evitato di mostrarsi durante il parto, nonostante le donne si fossero offerte di aiutarla. Quando la levatrice era giunta nella fattoria la trovò già in piedi con un bambino perfettamente pulito ed addormentato, il quale appariva più grande di un neonato. Pensarono che il bambino non fosse suo e che Belle fosse un uomo; tesi sostenuta anche dagli uomini del paese, i quali l'avevano vista compiere mansioni particolarmente difficili come caricarsi sulle spalle pesanti tronchi di legna senza dimostrare fatica. La donna faceva inoltre tutti i lavori pesanti nella fattoria.
Belle Gunness inoltre fu avvistata parecchie volte successivamente alla sua presunta morte. Nel 1909 un cittadino di La Porte giurò di averla vista in casa dell'amica del cuore di Belle, Almetta Hay. Dopo la morte di Almetta nella sua abitazione venne rinvenuto il teschio di una donna avvolto in un materasso. Si potrebbe dedurre che si trattasse dei resti del cranio appartenuto alla donna uccisa nell'incendio, ma non furono mai fatte indagini a tal proposito.
Nel 1931 le viene attribuito l'avvelenamento di un ottantunenne depredato dai suoi risparmi. Ancora nel 1935 un gruppo di lettori di una rivista gialla affermano di averla riconosciuta in alcune foto scattate in Ohio.
Belle Gunness è ritenuta responsabile dell'omicidio di sedici persone riconosciute, e sospettata per altre dodici. Ancora oggi nulla si sa della sua sorte dopo l'incendio del 1908.

lunedì 14 novembre 2011

Cella d'isolamento #1: Waltraud Wagner


Waltraud Wagner è una giovane aiuto infermiera di 23 anni quando, nel 1983, uccide per la prima volta al Lainz Hospital di Vienna. La sua carriera criminale ha inizio con un'anziana paziente di 77 anni, che la implora di mettere fine alle sue sofferenze: una dose generosa di morfina esaudisce i suoi desideri. E' a questo punto che la Wagner sperimentala gratificazione di assurgere a dea della morte, in grado di disporre dell'altro a suo piacimento.
Coinvolge nel corso di alcuni mesi tre complici: Maria Gruber, una ragazza madre di quattro anni più giovane, Irene Leifold, di 21 anni, e Stephanija Mayer, divorziata, emigrata dalla Iugoslavia, che ha 20 anni più di lei. La leadership resta comunque alla Wagner, che addestra le nuove compagne e sceglie le potenziali vittime. Se i primi omicidi seguivano lo stesso modus operandi - morfina in quantità eccessiva - col passare del tempo le quattro infermiere passarono ad utilizzare modi molto più cruenti.
Mentre una teneva la testa della vittima e le tappava il naso, un’altra le versava dell’acqua in bocca, facendola così affogare.
Col passare del tempo si registra un'accelerazione nei delitti, così la Mayer abbandona il gruppo, e Waltraud Wagner consolida il suo ruolo. A partire dal 1987 i decessi diventano sempre più frequenti, e il reparto in cui operano le assassine viene soprannominato il "padiglione della morte" . Nessuno, però, sospetta che quei decessi siano provocati da qualcuno.
Sempre più spavalde, le donne abbandonano la necessaria prudenza: nel febbraio 1989, durante una pausa nel bar dell'ospedale, chiaccherano tra loro delle imprese omicide, vantandosene reciprocamente. Ma un medico che siede accanto a loro casualmente ne coglie i discorsi e corre subito alla polizia. Sei settimane di indagini portano, il 7 aprile all'arresto delle donne.
Nonostante tenti di ritrattare il processo, attribuendosi non più di dieci omicidi volti solamente ad alleviare le sofferenze dei poveri malati, Waltraud viene riconosciuta pienamente colpevole e condannata al carcere a vita. Il presidente della giuria, il cancelliere Franz Vranitzky, definisce gli omicidi del Lainz Hospital "il crimine più brutale e raccapricciante dell'intera storia dell'Austria.
Confessando in carcere quarantanove omicidi, trentanove dei quali compiuti da sola, Waltraud dice: "Quelli che mi stavano sui nervi venivano spediti direttamente in un letto libero del buon dio. Naturalmente i pazienti resistevano, ma noi eravamo più forti: potevamo decidere se quei vecchi matusalemme potevano vivere o morire. In ogni caso il loro biglietto per l'aldilà era scaduto."
Il processo si è concluso nel marzo del 1991, dopo mesi di dibattimento:
Waltraud Wagner è stata riconosciuta colpevole di quindici omicidi, 17 tentati omicidi e due aggressioni che le sono costate una condanna all’ergastolo. Stessa condanna per Irene Leidolf, riconosciuta colpevole di 5 omicidi.
Più lievi le condanne per gli altri due angeli della morte: quindici anni di carcere per Stephanija Mayer (colpevole di un omicidio e sette tentati omicidi) e Maria Gruber (due tentati omicidi).
Queste ultime due sono state rilasciate dopo pochi anni ed hanno iniziato una nuova vita con nuove identità. La libertà per la Wagner e la Leidolf, invece, è arrivata solo un paio di anni fa, nell’agosto 2008, proprio mentre l’Austria era concentrata sul caso del mostro di Amstetten Josef Fritzl.
Le due, condannate nel 1991, hanno lasciato il carcere dopo 17 anni. In Austria, infatti, la condanna a vita consiste nello scontare almeno 15 anni prima di poter avanzare richiesta per la libertà vigilata. Loro l’hanno fatto e, vista la buona condotta tenuta nel corso degli anni, sono tornate in libertà. Ovviamente con nuove identità e in località non rese note.